Flavia Dule è una danzatrice, coreografa e insegnante di danza nata nel 1997 a Ersekë, in Albania.
Si forma dapprima presso il M.A.S. (Accademia di Arti e Spettacolo) di Milano, per poi proseguire il proprio percorso presso il centro di formazione Opus Ballet e il Balletto di Toscana. Ottiene una borsa di studio presso la Folkwang University of the Arts di Essen, in Germania, e continua la propria formazione con un periodo di perfezionamento presso il Peridance Dance Centre di New York. Prosegue il proprio percorso professionale in Inghilterra, diplomandosi presso la Jasmin Vardimon Company, esperienza che le consente di confrontarsi con il repertorio della compagnia e di esibirsi in tournée collaborando con coreografi di rilievo internazionale. Da sempre impegnata nella ricerca artistica e nell’aggiornamento professionale, partecipa regolarmente a workshop e seminari con compagnie e artisti di fama internazionale. Negli ultimi anni ha lavorato come danzatrice freelance tra Inghilterra e Slovacchia e ha collaborato con la compagnia italiana Barbarossa Danza nell’ambito del WAM! Festival. Attualmente collabora con Asmed, Balletto di Sardegna, con cui ha portato in scena diverse produzioni in numerosi teatri e festival italiani. Nel 2025 debutta come autrice con Hito, progetto coreografico realizzato insieme all’artista Beatrice Guastalla e presentato in prima assoluta al FIND Festival con il sostegno di PARC Performing Arts Research Centre di Firenze. Grazie a questo lavoro viene selezionata per il progetto “Nuove Traiettorie” del network Anticorpi XL, dedicato alla promozione della giovane danza d’autore italiana. Parallelamente all’attività performativa e creativa, sviluppa un percorso nell’insegnamento della danza contemporanea. Docente certificata CSEN, affianca alla pratica artistica gli studi in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Firenze.
Titolo del progetto: Kujenga
Kujenga è un progetto coreografico che esplora l’instabilità come condizione generativa, indagando il confine tra equilibrio e collasso. Ispirato al gioco Jenga, il lavoro utilizza la logica del “costruisci o crolla” come dispositivo performativo per riflettere sui processi decisionali, sulla gestione del rischio e sulle dinamiche di interdipendenza. In scena, i performer costruiscono e trasformano continuamente una struttura collettiva fatta di corpi, pesi, appoggi e compensazioni. Ogni azione modifica l’equilibrio dell’intero sistema, generando nuove configurazioni e ridefinendo costantemente le relazioni tra i partecipanti. La composizione emerge in tempo reale attraverso scelte irreversibili, guidate dall’ascolto, dall’intuizione e dalla risposta immediata alle condizioni presenti.
Il progetto si ispira alle riflessioni di Antonio Damasio sul ruolo del corpo nei processi decisionali, assumendo sensazioni, tensioni e micro-adattamenti come motore dell’azione. L’instabilità diventa così non solo una condizione fisica, ma una metafora delle relazioni umane e dei sistemi complessi, in cui l’equilibrio è sempre temporaneo e continuamente negoziato. Attraverso una pratica condivisa di costruzione, rischio e trasformazione, Kujenga mette in luce la fragilità e la forza delle connessioni che sostengono ogni struttura collettiva.

