Giorgia FusariCoreografi selezionati 2020

    Giorgia Fusari (1997) è danzatrice e aspirante coreografa. Si diploma con Franca Ferrari a Milano presso il C.I.M.D, scuola di perfezionamento professionale del danzatore contemporaneo.
    Durante questo percorso scopre il suo vero interesse per i principi che regolano il corpo e l’affascinante e continua trasformazione di quest’ultimo.
    Nel 2018 intraprende il progetto autoriale “Incubatore per futuri coreografi” sostenuto dal MiBACT, dove grazie al tutoraggio di Davide Valrosso, Daniele Ninarello e Marco D’Agostin si accorge della congiunzione tra i suoi studi artistici precedenti e attuali e il suo sfociare in un tema fondamentale: le pratiche del corpo.
    Come interprete ha collaborato con: Franca Ferrari in “Sorgente” a Palermo (Aprile 2018), Ana Mazzei e Regina Parra in “Ophelia” presso il Pac di Milano (Luglio 2018), Gianmarco Porru in “Senza Titolo (Molto vicino al cielo) presso il PAV di Torino (Settembre 2019), Giacomo Giannangeli in “Preludio” presso il teatro Fontana di Milano (Novembre 2019). Come coreografa ha portato il suo primo lavoro autoriale presso: Museo MADXI di Latina (Festival Tendance, Settembre 2019), Teatro Elfo Puccini a Milano (Festival MilanOltre – Vetrina Italia Domani/Under 35, Ottobre 2019), Teatro Fontana a Milano (Festival Più che Danza, Novembre 2019), Teatro Teca di Cassano D’Adda (Festival Ecoismi, Dicembre 2019).


     

    EIGENGRAU

    “Tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneità, oscuri”
    Così scrive Giorgio Agamben nel suo libro “Che cos’è il contemporaneo” ed è proprio attorno a questa frase che sono nate domande e sviluppati pensieri riguardanti il progetto. Eigengrau, in tedesco “propria luce”, è il colore del buio ed è un progetto coreografico che indaga come la confusione ci permetta di affrontare l’opacità e attraverso la sensibilità e le esperienze comuni arrivare alla scoperta.

    Come artista un tema che riconosco essere sempre presente, innovativo e di forte interesse è quello della luce: luce che crea spazio, distanze e relazioni per attualizzare un incontro e che permette di vedere traendo dal buio cose e persone. Tutto inizia con il semplice osservare ciò che abbiamo intorno, ciò che costantemente, senza interruzione, scorre davanti agli occhi e vedere come ognuno, in modo differente, in luoghi differenti, viene colpito e riempito da stimoli interni ed esterni che ci agitano e ci spostano negli scorci di mondo al quale siamo legati, attratti e respinti.
    Percorriamo i suoi spazi. Ma come? Siamo davvero agenti e spettatori di questi scorci di mondo? Troppo spesso non ci rendiamo conto di ciò che ci circonda a causa di ansie e paure che ci disorientano e ci isolano non permettendoci di osservare con lucidità. Il sovraccarico di stimoli è talmente forte che non sappiamo dargli un ordine, che porta alla chiusura; vedo troppo allora chiudo. Ma cosa si rifiutano di vedere gli occhi? È in questa fase che ho incontrato l’Eigengrau, luce e buio contemporaneo. Come ci si muove in questa terza dimensione? Perché scegliere di non aprire gli occhi e quindi decidere di non vedere? Che cosa significa vedere il buio? Vedere sfocato è un limite o una possibilità?


     

    Gli altri Coreografi selezionati 2020

     + Jari Boldrini e Giulio Petrucci
     + Giorgia Lolli
     + Silvia Oteri