Michele Ifigenia ColturiCoreografi selezionati 2021

    Michele Ifigenia Colturi
    Michele Ifigenia Colturi, affianca dal 2015 gli studi universitari in lettere moderne a quelli teatrali. Collabora con l’Associazione Kerkis Teatro Antico studiando la possibile rappresentabilità dei testi classici. Frequenta e studia con alcune istituzioni teatrali storiche: Teatro Valdoca, Societas Raffaello Sanzio. Nel 2020 si diploma come danzatore-coreografo presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi con il lavoro “Fisica dell’aspra comunione” di Claudia Castellucci. In questi anni di formazione artistica lavora e studia con diversi coreografi e maestri: Maria Consagra, Alessio Maria Romano, Olivier Dubois, Paola Lattanzi, Emanuela Tagliavia, Ariella Vidach, Silvia Rampelli, Cesc Gelabert. Attualmente lavora come coreografo con il Collettivo Tyche di cui è membro fondatore,coprodotto da AIEP- Ariella Vidach e ospite in diversi festival come Nao perforing, Ipercorpo, Hangartfest,Triennale FOG Milano, Festa Danzante Ticino. Nel maggio 2022 fonda insieme ad altri artisti emergenti l’associazione culturale B-ped, con il fine di promuovere la nuova creazione coreografica e agire sul pubblico e sul territorio attraverso progetti di formazione e promozione culturale come nel caso del festival TeatroLab 2.0 e del progetto Milano Freedom Zone in collaborazione con il Parlamento europeo.

     


     

    CUMA

    Idea/Coreografia: Michele Ifigenia Colturi
    Danzatrice: Federica D’Aversa
    Consulenza registica: Riccardo Vanetta
    Dramaturg: Ciro Ciancio
    Musiche: Tarek Bouguerra
    Materiale promozionale ( foto/video): Lorenzo Basili
    Produzione: Collettivo Tyche
    Co/produzione: AiEP Ariella Vidach

    Cuma è un solo coreografico attorno alla figura della sibilla, in cui i vari elementi che appartengono all’archetipo della profeta vengono ricostruiti per portare in vita un ultimo messaggio divinatorio.

    Nel De defectu oraculorum di Plutarco, in cui viene cantata la morte del dio Pan e la fine di un’era mitologica, la ricerca coreografica ha trovato un senso drammaturgico.

    La sibilla, suo malgrado, intona un canto di fine. Un canto gestuale che matura in un vagito. I suoi vaticini sono accompagnati da una possessione, la manìa del dio. Tale è elevato il messaggio divino che il corpo della sibilla, dopo questa visione, viene dilaniato dalla profezia stessa.